Più in su, più in là, controvento

La Val Codera è considerata il santuario dello scautismo italiano, per avere ospitato le attività e i campi delle Aquile Randagie nel periodo più difficile della loro vita clandestina.
Dopo la Liberazione, generazioni di scouts hanno continuato a frequentarla, grazie all’impegno di alcuni grandi capi che hanno guidato la rinascita dello scautismo italiano. Primo fra tutti l’Aquila Randagia Mons. Andrea Ghetti – Baden, ancora oggi ricordato con affetto e riconoscenza dai valligiani che lo hanno conosciuto.
Legata a filo doppio con il Campo Scuola di Colico, la Val Codera ha sempre rappresentato un luogo dove riscoprire quello scautismo esigente, coraggioso, fedele al metodo, di cui le Aquile Randagie sono state fulgido esempio. Attrezzata per l’accoglienza dei gruppi e costituitosi uno staff di gestori, oggi la Centralina è aperta tutti i week-end dell’anno e ininterrottamente da metà luglio a metà settembre.
Quella delle Aquile Randagie è una storia che appartiene ad ogni scout e che da ogni scout deve essere conosciuta perché, come recita un monito scritto al cimitero di Codera proprio sotto una lapide in memoria di Baden: ciò che noi fummo un dì voi siete adesso, chi si scorda di noi scorda se stesso. Per conoscere questa storia, non c’è posto migliore della Val Codera, patrimonio di ogni scout italiano, di qualsiasi associazione, perché in Val Codera esiste uno solo tipo di scautismo: quello della Legge Scout. Per questo diciamo che la Val Codera è aperta a tutti ma non per tutti. Se siete di quelli che tornano sempre a domandarsi “io perché sono scout?”, se siete di quelli poco inclini ai compromessi, se siete di quelli che vogliono andare più in su, più in là, controvento… la Val Codera vi aspetta.
C. Valentini, E. Locatelli – Co.Ca Codera 1 – Proposta Educativa 2/2005.