Discutendo di attività

Ricordo una riunione di Co.Ca.: si discuteva dei campi e delle attività previste prima dell’apertura dell’anno successivo. “Quest’anno la route sarà ‘residenziale’ – parola di capo Clan – cioè ci stabiliremo in un punto comodo di una valle e poi la esploreremo partendo da lì, ogni giorno un percorso”. “Noi abbiamo pensato ad un’uscita a settembre per il CdA, per introdurre ai lupetti che saliranno al Reparto qualche cosa di quello che poi troveranno”: ecco l’idea di Akela.
Bene, direte voi, tutta routine, quindi perché sprecare tempo per leggere cose così banali? E invece no, nessuna delle due lo è, almeno secondo il mio parere e anche quello della nostra Co.Ca., nella quale si sviluppò un acceso dibattito.

Cominciò la Capo Reparto. “Temo di non capire il senso dell’uscita di CdA. Se vuole essere un modo per preparare i lupetti alle tecniche del Reparto, beh, non ce ne è bisogno: gli scout e le guide quelle tecniche le conoscono bene ed è opportuno che siano loro ad insegnarle. Se vuole essere un modo per compattare il gruppo di chi salirà al Reparto, la cosa mi pare controproducente, dato che gli ex lupetti si suddivideranno nelle varie squadriglie dove vivranno la maggior parte della loro esperienza di branca E/G. Se si tratta di un modo per rendere più ‘dolce’ la transizione dal Branco al Reparto, credo che abbiamo idee diverse sulla opportunità di introdurre delle discontinuità nette nel cammino di crescita”.
Sarebbe interessante poter riportare i singoli interventi che seguirono, ma lo spazio è tiranno. Sappiate solo che la riunione finì molto tardi, a una certa ora i genitori dei capi più giovani mandarono timidi SMS ai figli per sapere quando contavano di tornare a casa, i Capi Gruppo però alla fine erano molto soddisfatti che si fossero toccati con competenza e profondità temi educativi interbranca e ritennero che in quella riunione la Co.Ca. fosse molto cresciuta. Vi riporto uno stralcio del verbale, che sintetizza alcune argomentazioni.

«Un primo punto su cui tutti si concorda è che le attività scout sono tese all’acquisizione di competenze in un ambiente educativo fatto soprattutto di relazioni fra persone e nel rispetto dei tempi di crescita dei singoli. È dunque diverso ad esempio fare topografia in squadriglia o in reparto data, nel primo caso, l’adrenalina dell’essere soli fra coetanei e, nel secondo caso, la rassicurazione della presenza di adulti.

Un secondo punto è che i passaggi dal Branco al Reparto e da quest’ultimo alla branca R/S rappresentano un’occasione educativa per punteggiare la crescita di ogni ragazzo con eventi ben determinati, per i quali si può stabilire un “prima” e un “poi”. Questo permette al ragazzo di percepire con chiarezza le tappe della sua crescita, ma è significativo solo se vi è una chiara differenziazione di attività e stile di vita delle comunità. Se vi è un po’ di paura del passaggio alla branca superiore, ciò significa che questa differenza è percettibile e questo è un bene.

Un terzo punto, che prende spunto dal campo residenziale di Clan, è che l’attuazione degli strumenti del metodo può essere, e spesso è opportuno sia, differente per ogni branca. In Reparto pare opportuno insistere sulla capacità di vivere bene in un ambiente naturale (tende sopraelevate, cucina ben costruita, piccole comodità) e sulla bellezza di esplorarlo, mentre in Clan, si ricordi la canzone, ci si ferma per (ri)partire. Un campo basato sull’esplorazione può essere segno di una pericolosa regressione.

Qualcuno fa notare, con una certa malizia, che se si deve attingere agli strumenti educativi di un’altra branca è perché non si posseggono fino in fondo le competenze per rendere interessanti a tutti gli strumenti della propria. Tuttavia, a questo riguardo, va tenuto presente che il mondo giovanile non è statico e l’evoluzione del “vissuto” dei ragazzi deve produrre nei capi attenti (ask the boy!) una simmetrica evoluzione del rapporto educativo e degli strumenti del metodo. La Co.Ca. ritiene, peraltro, che l’evoluzione degli strumenti sia per la massima parte competenza dell’Associazione nei suoi organi centrali – e da qui l’opportunità che ci si impegni verso l’Associazione –, tuttavia in casi ben specifici si possano operare piccoli arrangiamenti ben motivati sulle specificità della situazione del Gruppo, nel P.E., o delle singole persone delle Unità, sotto la corresponsabilità di tutti i capi della Co.Ca.. Inoltre un po’ di noia, si fanno sempre le solite cose, nei più grandi può essere, se ben gestita, una bella spinta a superare i propri timori e a vivere bene l’attesa del passaggio alla branca superiore.»

Beh, forse non vi ho convinti, forse esistono in quella Co.Ca. problemi oggettivi che impediscono di fare routes e non campi travestiti e uscite di CdA e non meetings di “bassa squadriglia”. Io penso che con un po’ di immaginazione si potrebbe fare di meglio, e che certamente i Capi di immaginazione ne hanno da vendere. Forza!
Una cosa però vi ho chiarito e cioè le motivazioni educative per cui se volete fare una route in val Codera vi viene esplicitamente vietato di passare più notti consecutive in ogni base e perché i lupetti, anche se di CdA, anche se prossimi al passaggio al Reparto, non sono ammessi.