Storia della Centralina

In Val Codera si racconta ancora che il buon Dio ha fatto questa valle o fra le prime opere della Creazione, e perciò era poco esperto, o per ultima, usando le cose avanzate, un po' alla rinfusa; questo per giustificare, con ironia, l’asprezza dell’ambiente, avaro di cose facili e comode, quanto ricco di bellezze naturali e di acque; e dall’acqua in qualche modo inizia la storia della base scout di Codera.

Negli anni venti del secolo scorso un intraprendente parroco di Codera pensò e realizzò una piccola centrale idroelettrica che produceva una ventina di kilowatt , sufficiente per eliminare candele, lampade a petrolio o a carburo da buona parte delle case di Codera; e i residenti allora erano molti più dei sei di oggi se oltre al parroco e al sagrestano c’era addirittura la scuola elementare.

Poco al di sotto della diga attuale costruì un canaletto in cemento (ne sono visibili ancora le tracce) e portò l'acqua del torrente fino ad una baitella costruita appositamente lungo il sentiero appena fuori dal villaggio di Corte per ospitare la turbina e il valvolame che prese ben presto il nome di “Centralina”; l’esperimento durò una decina d'anni e la baita fu poi abbandonata.

Negli anni ‘80 nacque l'Associazione Amici della Val Codera; diversi soci acquistarono e restaurarono baite o case nei paesi; un socio della AAVC, Marcello L., acquistò la Centralina e in tre anni la ristrutturò integralmente; rifece e rialzò il tetto, rendendo abitabile il sottotetto, la dotò di cucina, camino e di un servizio igienico interno, costruì anche un forno; per ironia della situazione, non essendo servita dall'Enel, l'antica centrale idroelettica, dovette esser dotata di un generatore. Costretto per motivi di salute ad abbandonare la montagna, Marcello nel 2001 dovette dare addio alla amata Val Codera e mettere in vendita la sua “Centralina”.

Il legame tra gli scout e la Val Codera, si sa, data dall’epoca della clandestinità e delle Aquile Randagie. L’amicizia con la valle si é però indebolita non solo per il naturale spegnersi dei protagonisti; ormai si contano su una mano gli esploratori e i valligiani che negli anni ‘40 insieme sfidavano le leggi fasciste. Si é affievolita per una lunga serie di piccoli incidenti e "malintesi" dovuti soprattutto al calo di stile di scout che, complice la “pubblicità” fatta attraverso i Campi Scuola di Colico, sempre più numerosi e disordinati “invasero” la Valle.

In Val Codera l'unica possibilità di accoglienza adatta agli scout é l’Oratorio parrocchiale; ma la mancanza di manutenzione, di sicurezza e di servizi igienici, lo rende oggi inutilizzabile; la ricettività “ufficiale” (Locanda, Osteria Alpina, Rifugi Bresciadiga e Brasca) non é adeguata all'economia dei campi scout; le difficoltà maggiori sono comunque, particolarmente oggi, sono per i posti tenda.

Da anni, praticamente da quando é attiva la AAVC, si discute sulla invadenza dei “forestieri” sia fisica che ideologica sui problemi dello sviluppo della Valle, centrati sul progetto di una strada carrozzabile. Ciò nonostante entrambi i“partiti”, quello “progressista” favorevole alla strada e allo sviluppo turistico, e quello “ecologista” che vuole valorizzare l'ambiente intatto grazie proprio alla inaccessibilità, vorrebbero dagli scout un pronunciamento chiaro; la neutralità decisa dall’Agesci nell’Assemblea Regionale del ‘98 é stata letta come disinteresse ai problemi della Valle da parte degli scout; i quali a centinaia ogni anno continuano a “sfruttarne” le risorse naturali e a creare problemi (é del ‘95 l’ultimo morto per un incidente alpinistico, ed era un rover di Firenze che faceva l’hike della Partenza). Per questi motivi sono spuntati cartelli che vietano a tutti, ma chiaramente agli scout, il campeggio sui terreni dei Consorzi, cioè sul 90% circa del territorio della Valle.

Per superare queste difficoltà e per disciplinare e migliorare la qualità della nostra presenza il Regionale, già dal ‘98, aveva incaricato un capo di cercare, affittare e allestire un’area da campo in valle; questi, pur essendo amico dei vecchi coderesi (avendo fatto molti campi con Baden) e socio della AAVC (dunque amico anche dei giovani), non é riuscito a vincere la diffidenza dei valligiani su una tal realizzazione.

Ma ecco Marcello che parlando al suddetto capo dei suoi problemi, offre la possibilità di acquisto della Centralina e dei piccoli prati collegati (circa 2000 mq).

E’ l’occasione per diventare “cittadini” della Valle, ma non per comprare (con la forza del denaro) il diritto di restare in Valle e rispondere con protervia ai divieti; la vera risposta doveva e voleva essere l’assunzione di responsabilità nei confronti dell’ambiente umano e naturale; vinte non poche perplessità (il Regionale era decisamente contrario) la Fondazione Mons. Ghetti-Baden ha rogitato l’acquisto il 30 luglio del 2002.

La baita é perfettamente utilizzabile (sono stati aggiunti solo dei letti a castello per un totale di 16 posti); si sono realizzati i terrazzamenti dei prati per preparare i posti-tenda. Ma l’attività alla Centralina ha già riqualificato la presenza (ogni anno ormai più di 1000 pernottamenti estivi, quasi tutti i fine-settimana percorsi da clan e noviziati con presenza di “custodi” lavoratori ). 

Il segno della rinnovata serietà della presenza scout è il lancio di eventi rivolti a tutta la gente della Valle (oltre alla tradizionale Messa di Natale): un raduno di vecchi scout e valligiani per la Dedicazione della base alle Aquile Randagie (alla festa di San Giovanni a giugno) e un cantiere di lavoro per il recupero dei prati e dei sentieri abbandonati (a luglio).

Carlo Valentini

 

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